Il progetto è nato come collaborazione tra il product designer Piero Quintiliani e l’architetto Alfredo Bigogno. Questi hanno risolto il problema dei rumori e delle onde elettromagnetiche generate da parti meccaniche ed elettriche delle incubatrici.

Generalmente tale problema viene risolto con un eccessivo isolamento del bambino che si trova in incubatrice, che secondo degli studi può causare diverse patologie, come ad esempio l’autismo. Questo perché spesso tali incubatrici rompono il normale contatto tra il paziente e mondo esterno, impedendo ad esempio al neonato di ascoltare le voci dei genitori per giorni o addirittura mesi.

L’idea principale del progetto è quello di eliminare tutti i rumori per permettere un rapporto sensoriale ed emozionale normale tra il bambino, i suoi genitori ed il mondo esterno. Per questo motivo l’incubatrice è stata progettata in modo tutte le parti elettriche sono distanti dal bambino.

L’oggetto è fissato su una staffa speciale che è collegato al sistema di controllo centralizzato. Tutti gli elementi necessari per la terapia come ossigeno, aria calda e umidificata e sensori sono trasportati all’interno dell’incubatrice tramite questa staffa, lasciando remote le fonti di rumore e onde elettromagnetiche. Queste ultime sono state ridotte grazie ad un sistema di traduzione del suono che usa altre tecnologie.

L’incubatrice è fissata alla staffa con un braccio che può ruotare di 360°, e può essere sganciata per essere trasportata, garantendo un alto grado di flessibilità.

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