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	<title>Pq design sas &#124; Studio di Disegno Industriale &#124; Grafica &#124; Multimedia &#124; Roma &#124; Italy</title>
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	<description>Studio di design industriale, grafica, multimedia. Designer</description>
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		<title>Encese, il brucia incensi pieghevole</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 21:05:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Encense è un brucia incensi pieghevole pensato per essere inserito all’interno delle confenzioni di bastoncini di incenso profumato. La sua struttura è ispirata dall’arte dell’origami. E&#8217; un prodotto ecologico ottenuto dalla fustellatura del cartoncino riciclato ingnifugo. Encense, è stato pubblicato sulla rivista “Color management for packaging design” curata dai professori John Drew e Sarah Meyer]]></description>
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<p>Encense è un brucia incensi pieghevole   pensato per essere inserito all’interno delle confenzioni di bastoncini di incenso   profumato. La sua struttura è ispirata dall’arte dell’origami. E&#8217; un prodotto ecologico ottenuto dalla fustellatura del cartoncino riciclato ingnifugo.<br />
<a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/11/03.jpg" rel="lightbox[1516]"><img class="alignnone size-large wp-image-1524" title="Brucia incensi design" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/11/03-1024x682.jpg" alt="" width="266" height="177" /></a><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/encense_porta_incensi_pieghevole.jpg" rel="lightbox[1516]"><img class="alignnone size-full wp-image-472" title="encense_porta_incensi_pieghevole" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/encense_porta_incensi_pieghevole.jpg" alt="" width="258" height="173" /></a><br />
Encense, è stato pubblicato sulla rivista “Color    management for packaging design” curata dai professori John Drew e    Sarah Meyer – California State University (Usa). Rotovision 2008<br />
<a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/02/Copertina_Color_Management_for_Package_design.jpg" rel="lightbox[1516]"><img class="alignnone size-large wp-image-646" title="Copertina_Color_Management_for_Package_design" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/02/Copertina_Color_Management_for_Package_design-1024x430.jpg" alt="" width="553" height="232" /></a></p>
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		<title>Design for made in Italy</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 21:16:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Piero Quintiliani racconta in forma di intervista la sua esperienza e il suo punto di vista sul design applicato al settore elettromedicale. Coerente ai canoni della formazione professionale di un giovane designer, Quintiliani è stato determinato sin dagli inizi nell’acquisire conoscenze a 360° soprattutto per ciò che riguarda tecniche, materiali e sviluppo del progetto; conoscenze]]></description>
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<p><a href="../wp-content/uploads/2011/02/copertina_design_for_made_in_italy3.jpg" rel="lightbox[1311]"></a><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/02/copertina_design_for_made_in_italy3.jpg" rel="lightbox[1311]"><img class="alignnone size-full wp-image-638" title="copertina_design_for_made_in_italy3" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/02/copertina_design_for_made_in_italy3.jpg" alt="" width="509" height="720" /></a></p>
<p>Piero Quintiliani racconta in forma di intervista la sua esperienza e    il suo punto di vista sul design applicato al settore  elettromedicale.   Coerente ai canoni della formazione professionale di  un giovane   designer, Quintiliani è stato determinato sin dagli inizi  nell’acquisire   conoscenze a 360° soprattutto per ciò che riguarda  tecniche, materiali  e  sviluppo del progetto; conoscenze ampiamente  sfruttate nel corso   dell’attività per la progettazione di culle  neonatali, lampade per   fototerapia, apparecchi per la misurazione  della bilirubina per la   Ginevri (Albano-Cecchina), o di  apparecchiature per la medicina estetica   della Triworks (Guidonia).</p>
<p><em>In this interview Piero  Quintiliani discuss his experience   andtheir views on design in the  electromedical sectors. Quintiliani is   still in the early stages ofhis  industrial design career but he has   already done a great deal,  concentrating mainlyon the production of   electromedical equipment,  especially for neonatal medicine. In keeping   with the  standardprofessional training approach for young designers,   right from  the start Quintiliani hasbeen determined to gain all-round   knowledge of  techniques, materials and projectdevelopment. He has made   good use of  this know-how in his work designing cots fornewborns,   lights for  phototherapy, bilirubin measurement devices for Ginevri    (Albano-Cecchina), and cosmetic medicine equipment for Triworks    (Guidonia).﻿</em></p>
<p><strong>Produzione elettromedicale: in  che modo si sono evolute le   caratteristiche estetiche e tecniche dei  prodotti in questo settore   relativo alla salute, al benessere, alla  terapia, all’estetica?</strong></p>
<p><strong><em>Electromedical  goods: how have theaesthetic and technical   characteristics of the  products andthe forms of communication evolved   in these areas relatedto  health, wellbeing, therapy and beauty?</em></strong></p>
<p>P.Q.  Collaboro con diverse aziende per la realizzazione di strumenti   per la  cura, la terapia e ultimamente anche di strumenti per la   medicina  estetica, di apparecchiature per il benessere e la bellezza.   Si tratta  di due settori molto vicini e in continua evoluzione. Come in   altri  campi c’è innanzitutto la sperimentazione e l’adozione costante   di nuovi  materiali. Il Mater Bi, ad esempio, che è un materiale   biodegradabile  al 100% realizzato con l’amido di mais, sarà utilizzato,   credo, nel  campo biomedicale con possibilità innovative, come sarà   anche per i  nanomateriali. Soprattutto la sensibilità collettiva è in   continua  evoluzione. C’è un mondo di geometrie, forme, colori in   costante  trasformazione che deve continuamente interpretare nuovi   contesti e  nuove tecnologie, adeguarsi ai cambiamenti dei modi di vita,   dei modi di  relazione e di comunicazione. L’innovazione nel campo   degli strumenti  elettromedicali comporta un nuovo modo di concepire le   apparecchiature,  rendendole sempre più funzionali, comunicative, in   sintonia con chi le  utilizza, sia come operatore che come fruitore   finale. Al tempo stesso  questi oggetti così legati alla loro   specificità e apparentemente  lontani dalla vita quotidiana, possono   anche entrare in relazione con  gli aspetti e i modi odierni   dell’esistenza. Un esempio può essere il  lavoro fatto con “nido”, una   culla che ho realizzato per la Ginevri, una  ditta di Albano che si   occupa di cura neonatale. Le culle normalmente  in uso negli ospedali o   nelle cliniche sono quelle standard, servono per  tenere il neonato   vicino alla mamma e per trasportarlo. Finora per  risolvere il problema   della copertura durante il trasporto si usava un  sistema brutalmente   empirico, sovrapponendo a mo’ di coperchio una culla  capovolta, come il   coperchio di una pentola. Oltre al miglioramento dei  materiali e allo   studio di un sistema di segni e di linguaggio per  comunicare  sicurezza e  affidabilità, il progetto ha affrontato la  questione della  copertura  creando una struttura girevole come quella di  un  passeggino,  incernierata alla culla, e manovrabile anche con una sola   mano. È stato  realizzato un cambio di funzione notevole e l’oggetto ha   oggi delle  prestazioni completamente diverse. Talvolta, per altri   progetti di  macchine destinate alla medicina estetica, cerco di  ricavare  attraverso  una geometria un piano che prevede l’appoggio  magari di uno  smartphone  o altri accessori di cui ci stiamo sempre più  dotando nella  vita di  tutti i giorni. L’oggetto accoglie così altre  funzioni di  supporto e si  integra con le necessità della quotidianità.</p>
<p><em>The  majority of my design work so far has been in thefield of    electromedical devices. I have worked with variouscompanies on    instruments for care and therapy, andrecently also on devices for    cosmetic medicine, wellbeingand beauty. The two sectors are closely    related andcontinually evolving. Like in other fields, first and    foremostcomes experimentation and the constant adoption of newmaterials.    For example, I believe that Mater Bi, a 100%biodegradable material   made  with maize starch, will beused in the biomedical field for   potentially  innovativepurposes. Above all, the collective awareness is    continuallyevolving. There is a world of constantly changing    shapes,forms and colours that has to continually express new contexts    and technologies, to adapt to the changes in theway people live,    interact and communicate. Innovationin the fi eld of electromedical    devices involves a new wayof conceiving equipment, making it    increasingly practical,communicative and in tune with those who utilize    it, boththe operators and the end users. At the same time,  theseobjects   for highly specifi c use that seem far removedfrom daily  life can   integrate with everyday aspects andhabits. This is  illustrated by   ‘nido’, a cot I produced forthe Albano-based newborn  care company   Ginevri. Thestandard cots normally found in hospitals and  clinics   areused for keeping the infants near to their mothers  andmoving them   around. Until now a horribly makeshiftsystem was used  to deal with the   problem of coveringthe children during transport: an  upside-down cot   wouldbe placed on top, like a saucepan lid. In  addition toimproving the   materials and elaborating an expressivesystem  to convey safety and   reliability, the project resolvedthe issue of  the cover by creating a   rotating device likethose on pushchairs, which  is hinged to the cot   andcan be moved with just one hand. This brought  about asignifi cant   change in function and today the performanceof  the object is completely   different. Sometimes, for otherprojects  regarding cosmetic medicine   devices, I try touse shapes to make room  for surfaces that can perhapsbe   used for setting down smartphones or  the otheraccessories that are   increasingly becoming part of our  dailylives. In this way the object   opens up to other supportfunctions  and fi ts in with our everyday needs.</em></p>
<div>
<div><a href="../wp-content/uploads/2011/04/nido.jpg" rel="lightbox[1311]"></a><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/04/nido.jpg" rel="lightbox[1311]"><img class="alignnone size-full wp-image-882" title="nido" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/04/nido.jpg" alt="" width="527" height="720" /></a></div>
<div>Nido, culla neonatale. Ginevri, 2002.<br />
Nido, baby crib. Ginevri, 2002</div>
</div>
<p><strong> In che modo le caratteristiche dell’apparecchio, devono essere percepite o percepibili da chi le usa? </strong></p>
<p><em><strong>How should the characteristics of the pharmaceutical orthe device be perceived or perceivable by the users?</strong></em></p>
<p>P.Q.  Il design è un veicolo di informazione. La corretta   informazione  viaggia attraverso un buon progetto. Se si lavora con   attenzione, con  dedizione, direi con amore, si riesce a trasferire   attraverso dei  messaggi inconsci che non sono propriamente linguistici   delle  informazioni. Tornando al caso di “nido” la soluzione della   copertura  manovrabile anche con una sola mano, comunica affidabilità e   il positivo  superamento di un problema.</p>
<p><em>Design is a means of  conveying information. Thecorrect data are   expressed by good projects.  By workingwith care and dedication – with   love, I would say – it  ispossible to pass on information through   unconsciousmessages that are  not really linguistic. To go back   to‘nido’, the cover which can be moved  with a single handcommunicates   the idea of reliability and overcoming  aproblem in a positive manner</em>.</p>
<div>
<div><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/Manipolo_deros.jpg" rel="lightbox[1311]"><img class="alignnone size-full wp-image-411" title="Manipolo_deros" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/Manipolo_deros.jpg" alt="" width="520" height="429" /></a></div>
<div>Manipolo massaggio endodermico. Triworks, 2007<br />
Handpiece. Triworks, 2007</div>
</div>
<p><strong> Quale è stato nella sua professione il rapporto con le tecnologie   e in  che modo i vincoli delle tecnologie e dei materiali hanno   orientato il  suo progetto? </strong></p>
<p><em><strong>What kind of  relationship have you had with technology inyour   work and how have the  restraints of technology andmaterials affected   your design?</strong></em></p>
<p>P.Q.  Sono dell’idea che un vincolo può diventare la leva per fare un   buon  progetto, per trovare delle soluzioni sempre più intelligenti,   per  andare oltre. È un rompicapo, ma risolverlo è di soddisfazione e ci   si  diverte. Per una progettazione vecchio stile, di tipo tecnico, gli    obblighi dovuti a tecnologie e materiali erano quasi un dogma e non  si   osava mai tentare di superarli. Con l’ingresso del designer nelle    aziende, viceversa, si tende a superare i vincoli, a vedere quali sono    le possibili alternative, si cerca di migliorare. Ho collaborato    recentemente a stretto contatto con la Triworks, un’azienda giovane che    si occupa di apparecchiature elettromedicali e di strumentazioni per  la   medicina estetica. Utilizzano diverse tecnologie che servono per  varie   metodiche: la radiofrequenza, la luce pulsata, la cavitazione e  altre   ancora. Si tratta di apparecchiature sofisticatissime, di  macchine che   hanno un’ottima funzionalità, ma che erano concepite  senza nessuna   estetica. Si presentavano come un mobile, una scatola di  lamiera   piegata, una carrozzeria bruta, con un impatto negativo  contrastante con   la raffinata tecnologia; trasmettevano il contrario  della sicurezza e   dell’affidabilità. Non era solo un fatto estetico,  ma di funzionalità,   di linguaggio, come mettere un PC portatile di  ultima generazione in un   PC degli anni ’90. Ho progettato un  contenitore per ospitare tipi   diversi di apparecchiature da tavolo e  da terra fatto con degli stampi   in poliuretano rigido, che consente di  razionalizzare e ottenere dei   notevoli risparmi; è composto da due  scocche; la posteriore si   differenzia con il colore a seconda del tipo  di apparecchiatura. Se si   mettono a confronto le precedenti macchine  con la nuova produzione   sembra di accostare la preistoria con la  modernità.</p>
<p><em>I  believe that restraints can become incentives for agood design   project,  for finding more and more intelligentsolutions and for taking   things to  the next level. Theypose problems, but solving them gives   great  satisfactionand is enjoyable. Old-fashioned technical design   almostsaw  the limitations imposed by technology and materialsas   sacrosanct and  nobody ever dared to attempt toovercome them. The   arrival of designers  in companies hasled to efforts to do just this, to   see what the  alternativesare and try to make improvements.I recently   workedvery  closely with Triworks, a young company in thebusiness of   electromedical  devices and equipment forcosmetic medicine. They use   various forms of  technologyfor a range of methods: radio frequency,   intensepulsed light,  cavitation and more besides. They haveextremely   sophisticated machines  which offer excellentperformance in practical   terms but they were  designedwith no consideration of aesthetics. They   looked likeitems of  furniture, boxes of bent sheet metal,   unfinishedbodywork, giving a  negative impact in contrast withthe   advanced technology; they conveyed  the opposite of safety and   reliability. It was not just a question of  theimage, but also of the   functionality and expression, likeputting a  latest generation laptop in   a 1990s PC.I designed a container for  various types of tabletop   andfreestanding equipment using rigid  polyurethane moulds.This allowed   rationalized production and gave  significantsavings. It is made of two   monocoques; the colour of therear  section varies according to the  type  of equipment. Ifyou compare the old  machines with the new models,   it’slike placing prehistory alongside the  modern age.</em></p>
<div>
<div>
<p><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/04/portatile-triworks-wire1.jpg" rel="lightbox[1311]"><img class="alignnone size-full wp-image-885" title="portatile-triworks-wire1" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/04/portatile-triworks-wire1.jpg" alt="" width="560" height="435" /></a></p>
<p><a href="../wp-content/uploads/2011/04/portatile-triworks-wire1.jpg" rel="lightbox[1311]"> </a><a href="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/Apparecchi_versione_carrellata_triworks.jpg" rel="lightbox[1311]"><img class="alignnone size-full wp-image-343" title="Apparecchi_versione_carrellata_triworks" src="http://www.pqdesign.it/wp-content/uploads/2011/03/Apparecchi_versione_carrellata_triworks.jpg" alt="" width="536" height="315" /></a></p>
</div>
<div>Apparecchiatura per trattamenti estetici e medicali. Triworks, 2005<br />
Electromedical equipment. Triworks, 2005</div>
</div>
<p><strong> Quale è stato il rapporto con la committenza nell’ambito della sua esperienza professionale? </strong></p>
<p><em><strong>What kind of relationships have you had with clients inyour professional career?</strong></em></p>
<p>P.Q.  Ho avuto finora una buona esperienza. Se il committente ti   chiama e ti  dà fiducia c’è un maggiore coinvolgimento, maggiore   responsabilità; si  instaura un rapporto molto produttivo. In   particolare con la Triworks  c’è molto affiatamento, forse anche per il   fatto di avere la stessa età.</p>
<p><em>So  far I have had positive experiences. If the clientcalls you   and places  their confidence in you, there isgreater involvement and   more  responsibility; a veryproductive relationship is established. With    Triworks inparticular there is a great deal of understanding,    perhapspartly because we are the same age.</em></p>
<p><strong> Che cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole lavorare nel suo stesso settore?</strong></p>
<p><strong><em>What advice would you give to a young person whowanted to work in your field?</em></strong></p>
<p>P.Q.  Consiglierei di essere il più possibile attenti, informati,   sensibili.  Alcuni giovani sembrano un po’ spenti, è necessario uscire   dal torpore,  dal disinteresse che vedo un po’ in tutti i campi. Bisogna   documentarsi,  essere curiosi. Il designer, per riprendere un esempio   fatto da altri,  dovrebbe essere un po’ come un reporter, sempre  attento  a quello che  succede. La modernità non si può interpretare  stando  fermi, c’è bisogno  di molto dinamismo per fare questa  professione. Per  quelli che vivono in  Italia consiglierei  un’esperienza all’estero, sarà  anche perché io non  l’ho fatta, avendo  avuto la fortuna di essere da  subito assorbito dalla  realtà  lavorativa. Sono del parere che non  bisogna chiudersi in un  ambito.  Ultimamente ho disegnato una bagagliera  per citycar, mi stimola   lavorare anche in molti altri settori.  Suggerirei comunque di   intraprendere un’esperienza nel campo  elettromedicale che può essere   formativo proprio per quelle difficoltà e  quei vincoli di cui abbiamo   detto; escluderei quei settori ormai  saturi come l’oggettistica e i   casalinghi. In generale il consiglio è  quello di avere comunque  coraggio  e provare a presentarsi, a proporre  la propria collaborazione  nelle  nuove realtà imprenditoriali che, anche  per il ricambio  generazionale,  hanno, soprattutto nel Lazio, una forte  potenzialità.</p>
<p><em>I  would advise them to be as attentive, informedand sensitive as    possible. You cannot afford to be caughtnapping. Theyneed to shake off the sluggishness and the    indifferencethat I see in all fields. You need to be well-informedand    inquisitive. To borrow an example that others havemade, designers  need   to be a bit like reporters, alwayskeeping track of what’s going  on.   Modernity cannot beexpressed if you are standing still; you need a  great   dealof dynamism in this job. I would advise people who livein  Italy to   gain some experience abroad, perhaps becauseit’s something I  didn’t do   myself as I was lucky enoughto immediately find a place in  the world  of  work. In myopinion, you should avoid isolating yourself  in one  field.  Irecently designed a roof rack for a city car; I find  workingin  lots of  other sectors stimulating. Nonetheless, I  wouldrecommend  working in the  electromedical field as it canhelp you  to develop  precisely because of  the difficultiesand restraints that we  mentioned  earlier. On the  otherhand, I would avoid the areas that are  now  saturated, likegift  items and household goods. In general, I  would  advisepeople to be bold  and try presenting themselves  andoffering their  services to the new  businesses which, partlythanks  to the younger  generations, have great  potential,especially in the  Lazio region.</em></p>
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